L’Ordine del Vuoto
Claudia Angarano
Occuparsi della costruzione della città, da architetti, richiede impegno alla conoscenza e senso di responsabilità perché attiene al mondo in cui stiamo, quindi riguarda la nostra vita. Eppure è un tema che appare sempre più lontano dalla disciplina della Composizione Architettonica e Urbana a vantaggio di altre questioni, sociologiche, ambientali, pianificatorie, speculative, che lo allontanano dal problema centrale della sua forma.
Questo libro si occupa – tra le sue righe – dell’architettura “della e per” la città, e dei suoi luoghi più che dei singoli edifici, assumendo quelli collettivi come oggetto specifico della riflessione. Luoghi in cui la dialettica tra architettura, natura e cultura corrisponde ad una tensione al ricercare una qualità prima di tutto formale, adeguata e riconoscibile, con l’aspirazione a rappresentare una idea di civitas comune a chi crede che l’architettura sia “arte civile” per eccellenza. Il centro della ricerca riguarda i principi sottesi alla definizione della loro forma, ovvero quella ipotesi insediativa che, nel riconoscimento della storia delle lente stratificazioni della città e del suo territorio, dei monumenti e del valore dei suoi luoghi, nella riscoperta delle sue tracce e dei suoi elementi fondativi, può essere messa a fondamento del progetto della città come necessità per determinare, secondo prospettive ideali lunghe e non istantanee, il progetto della sua modificazione. Nella consapevolezza che l’interpretazione del problema non possa certamente essere univoca, in queste pagine si coglie – attraverso la progressione delle argomentazioni – una precisa posizione che si colloca all’interno di una idea di “città per parti, aperta e discontinua” e che riconosce nel progetto del vuoto, un valore positivo per provare a ri-comporre la forma della città moderna a partire dalla precisazione della qualità dei suoi luoghi significativi attraverso cui ricostruire, per frammenti, un inatteso senso urbano delle relazioni in un nuovo ordine riconoscibile.






