Bellezza violata / Beauty violated

Yann Arthus-Bertrand

con uno scritto di Pietro Del Re
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Prezzo base28,00 €
Prezzo di vendita23,80 €
Sconto totale: 4,20 €
Descrizione


collana: storia
anno pubblicazione: 2019
formato: 30x24
pagine: 172, italiano e inglese
immagini: 81 a colori
ISBN 978-88-8497-735-9


Yann Arthus-Bertrand (Parigi 1946) scopre la vocazione per la fotografia aerea durante un soggiorno in Kenya nel 1976 dove sorvola diverse volte la riserva in elicottero e in mongolfiera per studiare i comportamenti dei leoni. Inizia così la sua carriera di fotoreporter specializzato in reportage naturalistici, che lo porta a collaborare con le riviste francesi “Paris-Match” e “Géo”. Nel 1991 fonda l'agenzia Altitude, prima agenzia specializzata in fotografia aerea nel mondo. Nel 1994, con il patrocinio dell'UNESCO, dà vita al progetto “La Terre vuedu Ciel”, un inventario dei più bei paesaggi del mondo, il cui motto è «Testimoniare la bellezza del mondo e tentare di proteggere la Terra». Nel 2005, fonda l'Associazione internazionale “GoodPlanet.org” e dà vita all’“Action Carbone”, un programma destinato a compensare le emissioni di gas a effetto serra generati dalla sua attività di fotografia aerea, tramite il finanziamento di progetti per lo sviluppo di energie rinnovabili, per il risparmio energetico e per la riforestazione. Nel 2006 viene insignito della Légion d'Honneur e diviene membro della Académie desBeaux-Arts dell'Institut de France, grazie alla creazione di una nuova sezione consacrata alla fotografia. Nel 2007 ha iniziato, in collaborazione con Luc Besson, le riprese di un lungometraggio intitolato Home. Il film vuole essere una fotografia dello stato di salute del pianeta e dei problemi cui l'umanità deve fare fronte. Ha corredato di sue foto un libro recente di Papa Francesco Laudato sì’. Questo volume è realizzato dalla CLEAN in collaborazione con il borgo umbro “Castello di Postignano”.


Recensione/Introduzione di Pietro Del Re

A Yann Arthus-Bertrand va riconosciuto il merito di aver previsto e poi denunciato con largo anticipo i disastri che funestano il pianeta. Grazie alla sua chiaroveggenza ambientalista, da oltre un quarto di secolo il fotografo francese cerca di svegliare le coscienze di chi decide le sorti del mondo, e non è stata certo la sordità dei leader politici a fiaccare il suo impegno. Prova della sua lungimiranza ecologica sono le foto scattate prima della fine del secolo, quali, per esempio, l’Iceberg eroso in Groenlandia che prefigura l’odierno scioglimento dei ghiacci nell’Artico, o l’Albero della vita, nel sud del Kenya, che anticipa la grande siccità nel Sahel. E che dire dello stile con cui combatte la sua battaglia per salvare la Terra? Già, perché Arthus-Bertrand è anzitutto un esteta, sia nel mostrare l’incanto dei paesaggi ancora incontaminati sia nel saper dipingere con raffinato realismo l’abominio delle lande ferite dallo sfruttamento umano. Come un grande poeta che sa raccontare con eleganza una tragedia epocale, lui è capace di narrare la catastrofe ecologica in corso con la perfezione plastica e cromatica delle sue immagini. Ogni sua foto ha la forza di un bel sonetto, perché partorita sempre con fatica e composta con commozione e compassione. Molti associano Yann Arthus-Bertrand al suo marchio di fabbrica, e cioè alla fotografia aerea. Eppure, questo settantenne dal sorriso dolce e la frangia canuta è anche pittore, giornalista e da una dozzina d’anni soprattutto regista. È vero, di libri fotografici ne ha realizzati parecchi, novantadue per esser precisi, tanti da avergli fatto dire di essere diventato l’imprenditore di se stesso. Non tutti contengono immagini dall’alto. Ma in ogni soggetto che inquadra nel suo obiettivo, Arthus-Bertrand cerca di catturare il fascino e lo splendore, dai cani ai cavalli, dai monasteri sospesi nelle montagne della Grecia ai grattacieli di New York, dai tennisti del Roland Garros ai bolidi del rally Parigi-Dakar. «Ho scovato il bello ovunque, perfino in una fatiscente città mineraria nella taiga siberiana», mi disse una volta. È il mondo ad averlo reso ambientalista. O meglio, ad avergli indicato la via da seguire sono state le centinaia di ore trascorse, con l’occhio incollato alla Canon, a bordo di una mongolfiera, di un ultra-leggero o di un elicottero nei cieli di un centinaio di Paesi, sorvolando le gelide foreste dell’Alaska, gli ardenti deserti africani, le spaventose megalopoli cinesi o i celestiali atolli del Pacifico. Tutto ciò per realizzare La Terra vista dal cielo (da cui sono tratte molte immagini della presente raccolta) che da quando uscì, nel 1999, ha già venduto 3,5 milioni di copie ed è stato tradotto in ben ventiquattro lingue. Il che, per un libro fotografico, sono davvero cifre record. Quanto alla mostra itinerante delle foto che racchiude, ha viaggiato in 150 città, è stata visitata da centotrenta milioni di persone, e continua a riempire le gallerie di molti luoghi del pianeta. Sia detto per inciso, La Terra vista dal cielo gli è valso la nomina di Accademico di Francia, cosa più unica che rara per un fotografo. Infatti, il 31 maggio 2006, dopo aver ricevuto la Légion d’honneur, Arthus-Bertrand è diventato membro dell’Académie des Beaux-Arts dell’Institut de France, grazie alla creazione di una nuova sezione dedicata alla fotografia (…).

Dal 2005, da quando fonda l’associazione ecologista internazionale GoodPlanet, la salvaguardia del pianeta diventa lo scopo finale di ogni sua azione, ogni sua foto o fotogramma. Agricoltura solidale, surriscaldamento, inquinamento, biodiversità: questi sono i temi che gli stanno più a cuore e ai quali, quasi fossero un’ossessione, non smette di pensare. Con GoodPlanet dà anche vita all’iniziativa Action Carbone, un programma destinato a compensare le emissioni di gas a effetto serra generati dalla sua attività di fotografia aerea, tramite il finanziamento di progetti per lo sviluppo di energie rinnovabili, per il risparmio energetico e per la riforestazione, compresa quella delle mangrovie lungo le coste delle isole indonesiane. Da allora, ha lanciato e finanziato progetti un po’ ovunque nel mondo, molti dei quali ovviamente in Africa, come, per esempio, la creazione di un orfanotrofio in Congo Brazzaville o lo sfruttamento dei rifiuti casalinghi in Togo, Camerun e Madagascar. Con quest’associazione, Arthus-Bertrand può finalmente mettere il suo mestiere al completo servizio dei suoi ideali. Come molti fotoreporter anche lui usa le immagini per denunciare gli scempi compiuti dall’uomo, ma è uno dei pochi che sa anche adoperare la strategia contraria: fotografare le meraviglie del nostro pianeta per spingerci, ma verrebbe da dire costringerci, a difenderlo a denti stretti. Ed è così che la ricerca del bello, che potrebbe bastare a se stessa, acquisisce grazie alla sua passione ambientalista un senso più alto perché nobilitata da un obiettivo filantropico. Nel 2007, in collaborazione con Luc Besson, inizia le riprese di un lungometraggio Home, una preziosa testimonianza sullo stato di salute del pianeta e sui problemi cui l’umanità deve fare fronte. Il film sarà proiettato il 5 giugno 2009, giornata mondiale dell’ambiente.

Da allora, quest’impietosa carrellata sulle miserie ecologiche del mondo è già stata vista da 600 milioni di persone. Tre anni dopo, grazie a questo successo diventa ambasciatore del programma per la salvezza dell’ambiente delle Nazioni Unite. Con Pianeta Oceano, uscito nel 2012, ripete l’operazione di Home ma stavolta sulle devastazioni degli ecosistemi marini. Nella primavera del 2015 finisce il montaggio di quello che lui stesso considera il suo documentario più importante, Human, centrato sulle sofferenze dell’uomo e per il quale ha collezionato duemilacinquecento interviste in una sessantina di Paesi, da quella a una poverissima contadina del Bihar indiano a quella a un pluriomicida condannato all’ergastolo in un carcere statunitense che confessa di aver scoperto l’amore grazie alla famiglia delle due donne da lui violentate e uccise. Questo film di tre ore e mezzo è stato proiettato lo stesso giorno alla Mostra del cinema di Venezia e all’Assemblea generale dell’Onu davanti ai leader del mondo intero riuniti in seduta plenaria. Quale miglior riconoscimento per un etologo dilettante che fotografava i leoni dal cesto di una mongolfiera, quello di essere consacrato in Laguna e a New York sia per meriti artistici sia per il suo impegno umanitario?

Arthus-Bertrand è sempre più convinto che la rivoluzione ecologica non partirà certamente da decisioni politiche perché chi ci governa viene eletto proprio per mantenere lo status quo. Non sarà scientifica, poiché gli scienziati non hanno ancora trovato il modo di sostituire con altre fonti energetiche i quasi cento milioni di barili di petrolio che ogni giorno consumiamo sul pianeta. E non potrà essere neanche economica finché non sarà seriamente rimesso in discussione il dogma della crescita perpetua. «Per cambiare il mondo serve una trasformazione ben più profonda delle nostre motivazioni interiori e dei nostri valori. La società occidentale ha bisogno di una sorta di “conversione”. Sono perciò convinto che non ci sarà una rivoluzione ecologica senza una rivoluzione spirituale», m’ha spiegato nel dicembre 2017, offrendomi l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco che aveva appena pubblicato corredata con le immagini de La Terra vista dal cielo. «Quell’enciclica è un testo rivoluzionario e che apre la possibilità di creare un mondo migliore, diverso dall’attuale. Francesco è consapevole del fatto che il capitalismo sta distruggendo il pianeta e che quando si dice “salviamo il pianeta” ciò significa salvaguardare la vita stessa del mondo. Non sono credente, ma quando leggo le parole di Francesco mi sento profondamente cristiano». La sua ultima fatica è Woman, film presentato anch’esso a Venezia, e per il quale ha raccolto le testimonianze di duemila donne in cinquantasette Paesi che raccontano di stupri subiti, di aborti, tradimenti, paure. Ma anche in questo caso, confezionare un capolavoro non gli è bastato. Infatti, Arthus-Bertrand ha anche creato un’associazione che nelle nazioni più povere, con gli incassi del film, formerà le donne ai mestieri della comunicazione: giornaliste, montatrici, produttrici, per far sì che ci sia sempre un microfono da porgere a chi non ne ha. Il primo settembre 2019, nella Sala Grande del Lido di Venezia, Woman è stato accolto con dieci lunghi minuti di fragorosi applausi. Arthus-Bertrand dice di non avere mai il tempo per soffermarsi sul suo passato, perché costretto a pensare al lavoro in corso, al prossimo viaggio, ai progetti futuri. Come ripete spesso: «Per salvare il pianeta dobbiamo tutti rimboccarci le maniche perché è ormai troppo tardi per essere pessimisti». E lui è uno che le maniche non smette di rimboccarsele. In una sua recente mostra nell’elegante Castello di Postignano è esposta una foto straziante: la millenaria Mosul rasa al suolo dai raid della coalizione a guida statunitense per espugnarla dalle milizie del Califfato che l’avevano scelta per farne la loro roccaforte. Arthus-Bertrand era andato nel nord dell’Iraq per incontrare le Yazide violentate e torturate dai tagliagole dello Stato islamico. All’epoca, sotto le macerie di Mosul c’erano i cadaveri di almeno tremila persone. Durante la sua riconquista, molte bombe erano state sganciate dai caccia francesi. «E mi sono chiesto com’è possibile che il Paese dei diritti umani abbia potuto fare quello scempio, e com’è possibile che la Francia sia oggi il terzo esportatore di armi al mondo? Il motivo è purtroppo sempre la stesso: la religione della crescita economica. Per cambiare il mondo dobbiamo sconfiggere questo credo, e sostituirlo con altri valori, quali la bontà, la carità, la generosità e la condivisione». Ne va della nostra sopravvivenza.