Napoli e la cultura architettonica internazionale 1974-1991

Alessandro Castagnaro

Mostre e convegni di Camillo Gubitosi e Alberto Izzo
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Prezzo base30,00 €
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Descrizione

collana: napoli e la campania
anno pubblicazione: 2018
formato: 23x21
pagine: 420
immagini: 137 b/n e a colori
ISBN 978-88-8497-659-8
 
Questo libro vuole documentare un evento culturale lungo circa 16 anni, dal 1974 al 1991, nato dall’iniziativa di due autorevoli architetti, Camillo Gubitosi e Alberto Izzo, che organizzarono a Napoli importanti mostre sui più significativi Maestri del Movimento Moderno: le mostre e i convegni portano i nomi di Le Corbusier, Gropius, Stirling, Kahn, Wright, “Cento anni di architettura a Chicago”, l’“Evoluzione dei grattacieli di Chicago”, i FiveArchitects di New York, Breuer, gli olandesi van den Broek e Bakema, Catalano. E ancora quelle dedicate a Soleri e Belluschi. Eventi preparati con viaggi, visite nelle maggiori Fondazioni, negli studi degli architetti, in Università straniere, ottenendo disegni originali, inediti, testimonianze dirette, raccolti poi in accurati e prestigiosi cataloghi, ormai introvabili. Il volume vuole fare un bilancio sull’apporto culturale che questi eventi hanno rappresentato non solo per la formazione e per la cultura architettonica ma anche per la stessa città di Napoli e per l’Italia.

Recensioni

Pasquale Belfiore

"Napoli e la cultura architettonica internazionale 1974-1991" è il titolo del volume che si presenta oggi alle 16 nell'Aula Gioffredo di Palazzo Gravina in via Monteoliveto. Dopo i saluti istituzionali di Gaetano Manfredi, Michelangelo Russo, Renata Picone, Fabio Mangone, Leonardo Di Mauro e Carlo De Luca, terranno le relazioni Nicola Di Battista, Cettina Lenza e Donatella Mazzoleni, coordinati da Alfredo Buccaro. Saranno presenti Camillo Gubitosi, Alberto Izzo e Alessandro Castagnaro. Pasquale Belfiore, che firma l'articolo che segue, è autore di uno dei saggi del volume.

Dal 1974 al 1978 la cultura architettonica napoletana fece un «tuffo nella modernità» organizzando una serie di mostre e convegni di livello internazionale con relativi cataloghi. Tra Palazzo Reale, Villa Pignatelli e la Cappella Palatina a Castelnuovo, fu presentato «il grande e il buono» del movimento moderno architettonico: dagli assoluti maestri Wright, Le Corbusier e Gropius ai deuteragonisti Kahn, Soleri, Stirling, Breuer, ai Five Architects di New York. Napoli in quel periodo fu riferimento primario in Italia e agorà dell'architettura, hanno scritto due illustri storici come Renato De Fusco e Joseph Rykwert. Il merito (e il carico maggiore dell'impegno) fu di Camillo Gubitosi e Alberto Izzo, allora giovani docenti di Architettura.

Sono trascorsi quarant'anni dalla conclusione di quella stagione (con una coda nel 1991 dedicata a Richard Meier) rievocata oggi in un libro curato da Alessandro Castagnaro per la Clean edizioni, Napoli e la cultura internazionale, 1974-1991. Mostre e convegni di Camillo Gubitosi e Alberto Izzo. L'interesse per gli architetti è certificato dalla eccezionalità degli eventi e dalla qualità dei contributi. Ma la sua lettura travalica l'ambito strettamente disciplinare e fornisce l'occasione per una riflessione più ampia su tre distinti ambiti: culturale, sociale, ideologico. Parole impegnative per eventi semplici da decifrare.

Sul piano culturale, la serie di mostre d'architettura nacque dalla rassegna Naples & its region organizzata dall'Azienda del Turismo di Napoli a Boston nel 1972, la prima del genere dalla fine della guerra. Erano presenti personalità che andavano da Galasso a De Simone, Prisco, Rea, Stefanile; fotografi come Mimmo Jodice; il teatro di Viviani e dei De Filippo, la Nuova Compagnia di canto popolare; il mondo delle arti figurative con De Stefano, Bugli, Spinosa, Perez, Pirozzi; l'architettura, curata da Gubitosi e Izzo, con i maestri Cocchia e De Luca ma anche con una selezione dei migliori architetti delle generazioni successive. Non mancavano, infine, espressioni della cultura popolare come la Festa di Piedigrotta o la Sagra dei Gigli, ma trattate come fatti antropologici e non folcloristici. Successo garantito presso ambienti culturali e economici qualificati. Conseguente idea di aprire un focus internazionale sull'architettura da tenersi a Napoli, il citato ciclo delle mostre. Lezione da trarre da quell'evento: quando Napoli mostra (è il caso di ripetere) il grande e il buono della sua cultura, i risultati sono sempre garantiti.

Sul piano sociale, le mostre rappresentavano un momento di buona partecipazione della città, con una stampa attenta, le sale espositive e dei convegni affollate d'un pubblico vasto ed eterogeneo, riscontri critici generalmente lusinghieri. Si trattava di un fenomeno inedito per l'architettura, disciplina che in genere non suscita passioni corali. Una parte del merito di questo successo andava anche ascritto alla particolare forma comunicativa che garantiva il rigore scientifico del tema ma lo rendeva al tempo stesso spettacolare attraverso plastici e filmati prodotti in molti casi dai docenti della Facoltà di Architettura. Per gli specialisti, la conferma che i progetti di qualità richiedono sempre e comunque una «ricerca paziente» quale risultava dalla complessità dei materiali esposti e come ammoniva di continuo il gran Le Corbusier. Per il grosso pubblico, un seducente racconto/visione di grandi architetti e capolavori d'architettura.

Sul piano ideologico, ritorna uno di quei tanti «discorsi difficili» che è necessario riprendere sul clima politico-ideologico degli anni Settanta e in particolare su quello presente nelle Facoltà di Architettura. Perché sono trascorsi quarant'anni senza che si sia avvertito il bisogno di fare il punto su uno degli eventi più importanti del Novecento architettonico napoletano? Perché, si può oggi rispondere, su di esso è calato il silenzio d'una sinistra estrema che non ravvisava contenuti politici in quella serie di mostre che erano – e tali volevano essere – di architettura. Da qui, la lunga rimozione di quell'esperienza in sede storiografica, come sempre accade per circostanze ritenute politicamente imbarazzanti. Fare i conti con il proprio passato richiede tempo, almeno quarant'anni.

 

Gianni Cosenza

Il 4 giugno 2019 è stata una data molto importante per la storia della Facoltà di Architettura di Napoli. Quel martedì nell’aula “Gioffredo” di Palazzo Gravina la presentazione del volume di Alessandro Castagnaro Napoli e la cultura architettonica internazionale 1974-1991. Mostre e

convegni di Camillo Gubitosi e Alberto Izzo, edito dalla CLEAN edizioni, è stata l’occasione di una delle più belle, intense e partecipate manifestazioni che si siano svolte a Palazzo Gravina negli ultimi anni. Aula gremita, con una partecipazione convinta di studenti, presenti senza il bonus

dei crediti formativi, tantissimi docenti di generazioni differenti, amici di Camillo e Alberto, giornalisti, tutti accorsi per ricordare una storia importante. E, infine, relatori molto qualificati, scelti con grande cura e attenzione. Il tutto alla presenza, assolutamente non formale, del Rettore della “Federico II” Gaetano Manfredi e del nuovo “Preside” della Facoltà di Architettura, da poco eletto, Michelangelo Russo. Di quale avvenimento stiamo parlando? Stiamo parlando di un evento culturale - lungo oltre un decennio, dal 1974 al 1978, e conclusosi nel 1991 - nato dall’iniziativa e dall’opera di due “autorevoli, instancabili e inseparabili” docenti di Architettura, Camillo Gubitosi e Alberto Izzo, che organizzarono circa quindici mostre e altrettanti convegni su importanti architetti del Movimento Moderno, fornendo un contributo determinante a un’apertura internazionale e alla crescita della cultura architettonica cittadina. Dopo i saluti di Renata Picone e di Fabio Mangone, con l’ottimo coordinamento di Alfredo Buccaro, sono seguiti tre interventi di notevole rilievo di Cettina Lenza, per un inquadramento storico rispetto alle tematiche del dibattito teorico dell’epoca, di Donatella Mazzoleni che ha ricordato, tra l’altro, la sua partecipazione ad alcuni dei viaggi negli Stati Uniti per preparare accuratamente le mostre e, infine, di Nicola Di Battista, all’epoca studente di architettura a Roma, che si precipitava ogni volta a Napoli per vedere le mostre, assistere alle conferenze e procurarsi i relativi cataloghi, in gran parte pubblicati dalla casa editrice romana Officina. Convegni a cui hanno partecipato, oltre agli architetti in mostra, anche i più importanti storici nazionali e internazionali, come Joseph Rykwert, Manfredo Tafuri, Paolo Portoghesi, Christian Norberg-Schulz, Vittorio Gregotti, Bruno Zevi, Mario Manieri Elia, Renato De Fusco, Cesare de Seta. Partendo dalla prima, Naples & its region, organizzata a Boston, che è in qualche modo la premessa di tutte le altre, sono seguite, in ordine, quelle di Walter Gropius, Pietro Belluschi, Evoluzione dei grattacieli di Chicago, Van den Broek / Bakema, 100 anni di architettura a Chicago, James Stirling, Five architects NY, Louis Kahn, Paolo Soleri, Frank Lloyd Wright, Eduardo Catalano, Le Corbusier, Marcel Breuere, infine, dopo un certo intervallo, quella di Richard Meier del 1991, in occasione del conferimento all’architetto americano della Laurea “Honoris Causa”. Le mostre e gli architetti a Napoli per la prima volta (e, in molti casi, in Italia),

contribuirono a generare un clima di forte interesse, entusiasmo e grande partecipazione ai diversi eventi da parte di numerosissimi studenti e studiosi e la Scuola napoletana deve tributare grande merito alle instancabili iniziative culturali ideate e organizzate con dedizione e professionalità da Camillo Gubitosi e Alberto Izzo. Per concludere un plauso va dato a Alessandro Castagnaro che ha curato con grande impegno e competenza libro e presentazione, realizzando con la casa editrice CLEAN un volume di altissima qualità editoriale.

Il 28 ottobre 2019 purtroppo Alberto Izzo ci ha lasciati.